Museo degli Ex-voto

IL MUSEO DEGLI EX VOTO

Durante i lavori per il Grande Giubileo del 2000 si pensò di utilizzare il primo piano della Casa del Pellegrino per allestire il Museo degli Ex Voto. Fu inaugurato dall’allora priore Egidio Vicidomini il 7 aprile 2000. Si diede così la possibilità ai numerosi pellegrini e visitatori del Santuario di poter vedere e conoscere, attraverso i doni fatti alla Madonna, la storia plurisecolare del culto alla Madonna dell’Arco.

Il 16 maggio 2011 in un’ala del secondo piano della Casa del Pellegrino, per volere del priore Gerardo Imbriano, veniva inaugurata una nuova sezione dedicata alla storia e alla presenza dei frati domenicani presso il Santuario.

Il 7 settembre del 2018 il priore, padre Alessio Romano, alla presenza del Vescovo Ausiliare di Napoli, monsignor Lucio Lemmo e del Priore provinciale, padre Francesco La Vecchia, ha inaugurato la nuova sede del Museo degli Ex Voto presso gli antichi locali del convento restituendo alla visita dei pellegrini anche l’Antica Farmacia seicentesca del Convento. Questo ha permesso sia di abbattere le barriere architettoniche per la visita al Museo, ma anche di dare la possibilità di poter visitare il Museo ogni giorno dell’anno in concomitanza con gli orari di apertura del Santuario.

 

Visitando il “Museo degli ex voto”, è necessario capire il significato delle parole contenute nella sigla che accompagna ciascuno di essi:

“FECE VOTO OTTENNE LA GRAZIA”

perché, aldilà delle parole, al visitatore di questo Museo è data la possibilità di entrare nella vita, nei sentimenti e nella preghiera di intere generazioni di uomini e di donne.

Nel 1450 un uomo adirato, per aver perso una partita a pallamaglio scagliò con violenza una boccia su di un’immagine della Madonna dipinta in un’edicola. subito dalla guancia sinistra ne uscì del sangue, e il popolo presente in quest’area per festeggiare la pasquetta, gridò al miracolo. Sul volto della Madonna rimase impresso il livido dello sconsiderato gesto, e la gente iniziò a pregare e ad accendere lampade e portare fiori per venerare e onorare quell’immagine che aveva manifestato la presenza materna di Maria in questa terra.

Da quel giorno subito si pensò di costruire una cappella per custodire il prezioso affresco di autore ignoto, su quel resto di muro dell’antico acquedotto romano. I fedeli si riunivano in preghiera, venivano a chiedere grazie. La Madonna, con quel segno visibile di dolore, sofferenza e violenza, avrebbe ascoltato le loro grazie e si sarebbe dimostrata nei secoli “dispensiera di mille favori”.

La gente veniva in pellegrinaggio, si raccoglieva in preghiera e chiedeva grazie alla Madonna.

Nacque cosi anche l’usanza di portare un segno di ringraziamento per la grazia ricevuta. Chi chiede la grazia è solito promettere qualcosa alla Madonna e, in segno di quella promessa mantenuta e della grazia ricevuta, ne lascia segno attraverso un oggetto donato.

È così che nasce questo museo.

Ogni oggetto racconta una storia fatta di quotidianità e di preghiera, ma soprattutto di fede.

Il tesoro più importante e significativo di questo museo sono le tavolette votive.

Dalla più antica tavoletta del 1499 fino ad oggi, il Santuario ne conserva circa 7000. Tutte raccontano qualcosa di bello, il prodigio avvenuto. Non si tratta di miracoli eclatanti ma della presenza di Dio attraverso l’intercessione di Maria nella quotidianità di ognuno.

Vi è la guarigione dalla malattia, la salvezza da un incidente, la morte scampata, la forza per essere riusciti a uscire da una vita fatta di errori e menzogne. Esempio sicuramente significativo di questo sono le siringhe di chi ha abbandonato la droga, o la promessa scritta su di un dollaro usato per tirare la cocaina “con la promessa di non tirare mai più”; i coltelli e le pistole di chi ne ha fatto uso per uccidere, rubare e ferire qualcuno, ma poi ha riconosciuto l’errore commesso. L’essere riusciti ad uscire vivi dalla guerra, dai campi di concentramento, così come l’essersi salvati da una bomba non esplosa.

Poi ci sono i voti di chi si è rivolto a Maria per riuscire a realizzare il suo sogno: le tesi di laurea di tanti ragazzi, i libretti degli studi, le scarpette della danza, i guantoni di un pugile, il pacchetto delle sigarette, la vittoria di un campionato, il posto di lavoro desiderato…

All’impegno umano per conseguire un risultato si è aggiunta la forza e il sostegno della preghiera, e la promessa fatta alla Madonna dell’Arco: “Aiutami! Stammi accanto, ed io ti donerò una cosa a me cara”.

È cosi che nasce questo museo e la sua raccolta espositiva.

Ogni vetrina racconta la vita dei “tanti e tanti che t’invocarono, o Vergine dell’Arco, e furono esauditi”.

Ogni cosa che è stata qui raccolta racconta una storia fatta di speranza, quella speranza che posta nelle mani di Maria sale a Dio come preghiera ed aiuta ogni uomo e donna, attraverso la fede ad affrontare le difficoltà della vita.

Riportiamo una pagina del padre Raimondo Sorrentino che ci aiuta a capire meglio il significato di questi oggetti così preziosi per la vita del Santuario: “Chi mai potrebbe rendere al Santuario, abolendo quei voti, la sua immensa poesia di ricordi? Quelle tavolette che parlano la voce riconoscente delle generazioni succedutesi ai piedi di Maria, che ricordano la storia delle innumerevoli grazie, che attestano una bontà mai venuta meno, dicono all’anima cose ineffabili che nessuna arte potrebbe esprimere. L’anima si sente come trasportata fuori dal tempo e dall’ora; mille visi sconosciuti si affacciano al pensiero, mille voci imploranti, mille anime protese verso Maria si avvicinano alla nostra anima, la nostra voce si confonde con l’eco delle voci che pregarono nello stesso luogo secoli fa, noi non siamo più soli a piangere, ci stanno vicino tutti i supplicanti che prima di noi tesero a Maria le braccia… ve ne sono alcune che … recano una data che ci assicura che esse furono attaccate alla primitiva edicola, e non si guardano e non si toccano, quelle rozze tavolette rose dai tarli e guaste dal tempo, senza sentir nell’anima quel sentimento sacro di riverenza che desta ogni cosa buona fatta più preziosa dal tempo. Dicono quelle umili tavole quanto lo storico non può dire, ricordano quanto la storia non può ricordare: sono pagine vive di un volume che non sarà mai scritto”.

Riportiamo una pagina del padre Raimondo Sorrentino che ci aiuta a capire meglio il significato di questi oggetti così preziosi per la vita del Santuario: “Chi mai potrebbe rendere al Santuario, abolendo quei voti, la sua immensa poesia di ricordi? Quelle tavolette che parlano la voce riconoscente delle generazioni succedutesi ai piedi di Maria, che ricordano la storia delle innumerevoli grazie, che attestano una bontà mai venuta meno, dicono all’anima cose ineffabili che nessuna arte potrebbe esprimere. L’anima si sente come trasportata fuori dal tempo e dall’ora; mille visi sconosciuti si affacciano al pensiero, mille voci imploranti, mille anime protese verso Maria si avvicinano alla nostra anima, la nostra voce si confonde con l’eco delle voci che pregarono nello stesso luogo secoli fa, noi non siamo più soli a piangere, ci stanno vicino tutti i supplicanti che prima di noi tesero a Maria le braccia… ve ne sono alcune che … recano una data che ci assicura che esse furono attaccate alla primitiva edicola, e non si guardano e non si toccano, quelle rozze tavolette rose dai tarli e guaste dal tempo, senza sentir nell’anima quel sentimento sacro di riverenza che desta ogni cosa buona fatta più preziosa dal tempo. Dicono quelle umili tavole quanto lo storico non può dire, ricordano quanto la storia non può ricordare: sono pagine vive di un volume che non sarà mai scritto”.